Federazione Autonoma Italiana Benzinai
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Intervento del Presidente Landi alla giunta nazionale Faib

IL NUOVO ANNO, LE QUESTIONI APERTE, LE PROSPETTIVE
Cominciamo il nuovo anno con un caloroso augurio di buon lavoro a tutti.
Il 2009 si presenta sotto tutti i punti di vista come una anno assai problematico ed ha dunque bisogno di auguri e buon auspici.
L’economia in generale deve rimettersi in moto e sconfiggere recessione e deflazione, i consumi debbono ripartire, le imprese debbono reagire investendo in innovazione, le famiglie debbono ritrovare la voglia e la disponibilità a spendere.
Il mondo petrolifero è il motore dell’economia, da esso deve partire la spinta alla ripresa. La doccia fredda cui è stato sottoposto negli ultimi mesi con la discesa verticale dei prezzi del barile, passato in pochi mesi da 150 a meno di 50 dollari è il segno della volatilità dei prezzi ma anche di un mercato che funziona e che premia la capacità strutturale, la diversificazione, la ricerca e la professionalità.
Riteniamo che ognuno debba fare la propria parte in riferimento al proprio ambito.

L’IMPEGNO DELLA FAIB
La nostra federazione ha molti impegni segnati sull’agenda di lavoro
Il completamento del quadro dei rinnovi economici con le compagnie, il lavoro di coordinamento e concertazione delle legislazioni regionali, l’impegno all’innovazione e all’ammodernamento della rete, l’aggiornamento del profilo professionale e imprenditoriale del gestore.
Il quadro delle relazioni sindacali è il principale scenario di attività della Faib, intese nella triplice direzione e ,dunque, sia nel senso interassociativo della categoria che di rapporti con la controparte fornitrice di prodotto, che delle relazioni istituzionali.
Sul primo versate l’associazione crede fermamente nell’unità della categoria e indica nel carattere unitario un valore da perseguire e privilegiare. I rapporti con Figisc- Confcommercio e Fegica Cisl continueranno ad essere impostati nel senso di privilegiare in ogni modo l’unità degli operatori della distribuzione carburanti sia nei confronti delle compagnie che delle istituzioni centrali e periferiche.
L’unità costituisce infatti una conquista formidabile e una forza irrinunciabile per dare piena voce e forza alla rappresentanza politica e sindacale dei gestori, un dato strategico che ha reso forte la categoria nei momenti più critici, consentendole di mantenere intatto il suo potere contrattuale.
La Faib, consapevole di tale valore, ha sempre privilegiato il carattere unitario della rappresentanza, spesso sacrificando posizioni federali non condivise dalle altre rappresentanze e condividendo posizioni non convincenti. L’unità ha premiato e preservato un potere contrattuale importante.
Un potere di rappresentanza, tuttavia, che rischia di declinare verso un "potere contrattualistico", rivendicativo e fine a se stesso, alla conservazione dello status quo mentre il mondo intorno cambia. Cambiano i protagonisti, il mercato, i consumatori. Abbiamo, dunque, un potere contrattuale di rappresentanza che va attualizzato, aggiornato ai tempi nuovi e alle nuove dinamiche ed esercitato nell’ambito di un panorama istituzionale profondamente mutato e di un quadro economico inedito ed ineluttabilmente destinato a cambiare ancora .
Sul fronte dei rapporti con le compagnie, la categoria, mai come in questo momento, ha la consapevolezza di essere ad uno di quei tornanti della storia che richiedono lucidità, analisi critica, senso della prospettiva e strategia, elementi che abbisognano di scelte coraggiose e disponibilità ad affrontare le nuove sfide del mercato.
Siamo consapevoli che oggi occorre una nuova impostazione di politica sindacale altrimenti il patrimonio rappresentativo della categoria rischia di subire una forte erosione. Occorre costruire intorno alla rappresentanza e agli operatori del settore una rete di alleanze, sostegni e interessi che consenta un riposizionamento in chiave innovativa e imprenditoriale, coerente con le legittime aspettative di crescita degli operatori.
Il dinamismo del mercato, l’attivismo dei gestori, le domande di espansione delle attività non oil, la richiesta di evoluzione e crescita aziendale sono fattori che indicano l’esigenza di nuove proposte associative. La Faib ritiene che questo sia un passaggio obbligato e le attese della categoria sono molto evidenti. Essa ci richiede obiettivi chiari e condivisibili, di rappresentanza e di tutela ma anche di sviluppo e crescita dell’area dei propri affari.
Riteniamo dunque che il grande patrimonio di unità vada indirizzato fortemente verso le politiche di sviluppo della rete vendita, il potere contrattuale orientato verso una politica finalizzata a creare nuove opportunità imprenditoriali per la categoria, ben sapendo che la risorsa tempo non è inesauribile e che oggi la distribuzione carburanti è in grado di determinare nuovi assetti, ancora incentrati sulla figura dell’operatore della distribuzione carburanti, con un profilo imprenditoriale e professionale alto, attento alle nuove esigenze del mercato e disponibile al confronto costruttivo.
Sul lato delle politiche istituzionali, ciò richiede una impostazione dialettica con le parti in campo, affiancando a logiche esclusivamente rivendicative, e conservative, proposte evolutive, di miglioramento dei servizi per i cittadini e di maggiori opportunità in termini di prezzi per i consumatori. E’ la bussola che ci deve guidare in sede regionale nel confronto con le Regioni
La piattaforma politica della categoria, in altre parole, deve saper incrociare le attese di ottimizzazione della rete, formulando al Governo e alle Regioni, insieme ai no, politiche di sostegno all’innovazione e all’ammodernamento della distribuzione, considerato il ritardo delle compagnie, proprietaria della rete per oltre il 60%, a provvedere in tal senso. Le compagnie stesse e l’Unione Petrolifera in primis, con un clamoroso outing, denunciano l’arretratezza della rete, cioè delle loro omissioni in termini di modernizzazione. Gli operatori della distribuzione rischiano di pagare responsabilità altrui e tale ritardo con un prezzo non rimborsabile, con l’espulsione dal mercato.
E’ dunque in questo nuovo panorama politico, economico e istituzionale che vanno inquadrate le prospettive delle relazioni sindacali.