Federazione Autonoma Italiana Benzinai
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Caro Metano, Faib: si attivino gli organi di vigilanza e si avvii un’indagine parlamentare sull’andamento dei prezzi dei prodotti energetici.

 

Continua a destare allarme l’aumento del metano giunto in alcune aree a costare più della benzina alla pompa e superare i 2 euro. Preoccupa gli addetti delle aree di servizio e gli operatori della filiera gas metano.

Per il Presidente Faib, Giuseppe Sperduto, “l’aumento del metano è da collocarsi nell’ambito delle speculazioni internazionali e non è certo riconducibile ai gestori che anzi sono rimasti interdetti da questo repentino aumento. I gestori, come è noto, applicano i prezzi raccomandati dai fornitori e come i consumatori hanno solo da perdere dagli aumenti, essendo il loro guadagno commisurato ai litri erogati. Più salgono i prezzi, meno si vende e meno guadagnano.”

“Detto ciò- ha continuato Sperduto-  i gestori guadagnano mediamente 3 centesimi al litro, qualunque sia il costo. Il problema è un altro: si stanno vendendo meno benzina e meno gasolio per l’avvento delle auto ibride, di quelle a basso consumo o a consumo intelligente, per la mobilità integrata e infine per le auto elettriche. E questa situazione produce delle conseguenze sull’organizzazione delle filiere e dei mercati internazionali. Accanto a questa considerazione, bisogna tenere presente che la ripresa dei consumi e della mobilità interna, non si è connessa alla scarsa reattività sincronica della logistica; dall’altra le tensioni sui mercati internazionali del gas e le aspettative di complicazioni  delle forniture russe possono aver attivato azioni speculative. Certo chi ha fatto un investimento sull’auto a metano confidando nella maggiore convenienza di quest’energia, oggi si sente tradito e giustamente protesta.

Faib chiede di fare chiarezza, di attivare gli organi di vigilanza  e l’apertura di un’indagine parlamentare sull’andamento dei prezzi dei prodotti energetici, alla vigilia del prossimo inverno e alla luce delle dichiarazioni di diversi esperti che prevedono un rientro della dinamica rialzista a partire dalla prossima primavera, cioè tra 5 mesi e ad inverno finito, come sembrano avvalorare alcune dichiarazioni dello stesso Ministro Cingolani. È una prospettiva tremenda e di grande preoccupazione per gli automobilisti, per i cittadini, per le imprese e per la ripresa economica che potrebbe risentire di questo fardello con un effetto a raggiera. Oggi più che mai le scelte in materia energetiche devono essere plurali ed affidarsi alla neutralità tecnologica per il futuro.”